anch'io scrivevo un tempo lettere d'amore
anch'io facevo ridere;
le lettere d'amore, quando c'è l'amore,
per forza fanno ridere.
visitato *loading* volte
11 giugno 2005, ore 8:50.
Sei nato. E ti chiami Andrea. E sei bellissimo.
Voglio ricordare come sono.
Conservo ancora una speranza, credo ancora che un mondo migliore sia possibile.
Ci sono persone che possono cambiare il mondo. Ci sono persone che amano. Voglio ricordare come sono, come ero dieci anni fa. Vorrò ricordare come sono adesso, tra dieci anni.
Devo scrivere, perché possa rileggere e correggere i miei pensieri futuri. Quando la vita mi avrà riservato ancora tante altre amarezze, quando tenterà in tutti i modi di cambiare il mio pensiero positivo, di smettere di farmi credere nell'amore, dovrò rileggere le mie parole scritte quando ancora ci credo.
Per farmi continuare a credere.
E se nonostante tutto non dovessi riuscirci, sono convinto che sarai tu a insegnarmelo di nuovo.
Te l'ho detto. Qui tutti ti aspettano con ansia. Nonni, zii e amici.
Gli amici, le fantastiche persone da cui siamo circondati. Tutti si chiamano già zii pensando a te, e a me piacerebbe che fosse così. Persone sempre presenti nella nostra vita, e quindi anche nella tua, con cui ci scambiamo affetto e stima.
Anche se di amici-zii veri non credo che ne resteranno troppi. Non intendo dire che usciranno dalle nostre vite, ma non credo che li chiamerai tutti "zii". Forse sì, chissà.
Ma sono pronto a scommettere che Valentina sarà una quelle che continuerai a chiamare zia. E avrai anche uno zio spagnolo, Gian Marco, a meno che prima o poi non torni qui.
E ovviamente Alessandro e Simone, i cugini di Serena che sono sempre stati più fratelli che cugini, saranno zii.
Questi amici fantastici che da giorni non fanno altro che assillarci chiedendoci in continuazione quando ti deciderai a fare capolino qui fuori :-) Non sai quanti si sono ricordati che il 2 giugno era il giorno tanto atteso!
Un paio di mesi fa avevo pensato di fare una cosa che mi sembrava bellissima, ovvero di presentarti in queste pagine tutta la famiglia. Dire qualche parola su ognuno di loro.
Ma è impresa ardua, come si fa a raccontare una persona in poche righe? Ci vorrebbe un romanzo intero per ognuno di loro, tante sono le piccole sfaccettature che mi piacerebbe raccontarti.
La famiglia... questa splendida famiglia allargata con nonni, zii, cugini, cugini di cugini, amici... ricorda tanto la famiglia Malaussene di Pennac. Forse ogni famiglia lo è.
Dovrei cercare di dormire, mi gira un po' la testa, ma il sonno non ne vuole sapere di arrivare. Ma domani dovrei cercare di lavorare, quindi...
Ehi, dove sono finito tutto questo tempo?
Già. Sono passati due mesi dalle ultime mie parole, ma la mia discontinuità non è una novità.
E poi non è facile descrivere tutto ciò che ho provato in questi mesi.
Ci siamo. Anzi, sei già in ritardo. Il tuo soggiorno uterino è ufficialmente scaduto il 2 giugno. Ovvero da più di tre giorni ormai sei abusivo :-)
Ma non preoccuparti, nessuno ce l'ha con te per questo. Oddio, forse la tua mamma un pochino è stanca, ma non temere. Sopporta benvolentieri.
E' che siamo tutti impazienti di vederti. E' tutto pronto... forse.
Voglio dire... la borsa per l'ospedale è pronta, ci sono i tuoi primi cambi e tutto l'occorrente per accoglierti. La casa invece ancora non si è accorta di nulla. O quasi.
Qualche settimana fa ho trovato un mio cassetto completamente svuotato. A mia insaputa. L'ho aperto, l'ho visto vuoto. E ho sorriso.
Già cominci a fare il padrone.
Serena ha voluto a tutti i costi portare giù la culla (per ora è a casa di Bruno e Annamaria, insieme a tante altre cose), contro la mia volontà. La tua culla in camera significa portare via la scrivania. Non che sia un grande sacrificio, intendiamoci. Solo che voglio farlo quando sarà proprio il momento, tutto qui. E quindi la culla è tornata su.
Questa nostra casetta tu non la ricorderai. E' stata la casa in cui Serena e io abbiamo vissuto dal giorno del nostro matrimonio fino ad oggi. Abbiamo fatto delle riprese e delle foto, per ricordarla.
Perché le vogliamo tante bene, come credo che ogni coppia voglia bene al proprio primo nido. Non è in questa casa che sei stato concepito, ma è questa la prima casa che vedrai.
Con ogni probabilità sei stato concepito in un'altra splendida casa, quelli in Umbria dove vivono i nonni di Serena in inverno.
Il seminterrato dove abitiamo ora ci piace tanto. Quando ho chiesto a Serena di sposarmi la nostra casa, quella dove ci trasferiremo tra non molto, non era neanche iniziata. Un'avventura cominciata nel 2000 e che finalmente sta giungendo a compimento.
E allora abbiamo deciso di venire a vivere in questo seminterrato, di proprietà dei genitori di Serena e degli zii, Gianni e Daniela. Prima era affittata a degli studenti. La prima volta che ci sono entrato, dopo che abbiamo deciso di venire a vivere qui, ero piuttosto sconsolato. Ho (quasi) sempre vissuto in appartamenti ad una certa altezza, quinto e sesto piano, e venire in un seminterrato dove non potevo neanche affacciarmi era dura.
Inoltre la casa non sembrava granché. Anzi, traspariva un vivo senso di desolazione. Pareti pittate di bianco e spoglie, quattro mobili arrangiati e delle reti con dei materassi buttati sopra. Una cucina mezza sgangherata.
Piuttosto avvilente. Ma non mi sono perso d'animo. Abbiamo deciso di dipingere le pareti di un colore diverso per ogni stanza: Giallo in cucina, giallo "tamponato" (si dirà così?) in sala da pranzo, verde il disimpegno che porta alle due stanze, lilla la stanza del cinema e azzurra la camera da letto.
Abbiamo riutilizzato i mobili che c'erano, degli armadi piuttosto scadenti in legno chiaro, di quelli che trovi nelle case di montagna, un tavolo di legno rossiccio con quattro sedie dello stesso colore, e il tavolaccio della cucina. Più una splendida credenza che era di Daniela, e che probabilmente io non avrei mai scelto per la mia casa, ma che mi piace moltissimo, e che adesso è piena di ninnoli che ci sono stati regalati o che abbiamo comprato.
L'unica cosa che abbiamo acquistato prima di entrare in questa casa è stato il letto, che effettivamente mancava (ma per diversi mesi abbiamo rimandato l'acquisto del materasso, arrangiandoci con due singoli uniti). Abbiamo anche rinunciato ad acquistare un salotto, accontentandoci del terribile divano letto che tanti guai ha fatto passare alla mia schiena a causa della sua seduta contraria a tutti i principi della ergonomia, e delle poltrone dallo stile indefinito.
Ma piano piano abbiamo aggiunto qualcosa di nostro. Papà e mamma ci hanno dato un mobile basso a tre ante che non usavano più nel salotto a casa loro, e poco dopo anche il loro vecchio frigorifero, che hanno deciso di sostituire in tutta fretta con uno nuovo fiammante dopo aver visto quello che avevamo noi.
Poi abbiamo acquistato una scaffalatura in legno per la cucina, dove ora riposano all'aria aperta pentole, padelle, scodelle e viveri. Forse l'unico acquisto decente possibile da Ikea.
In camera da letto abbiamo radunato tutti i mobili che prima erano nella due stanze, ovvero due armadi, due comò, due comodini e la famosa scrivania, che mi piace tanto per le cose che metto sopra, più che altro.
La stanza a cui ci siamo dedicati di più e senza dubbio quella del cinema. Noah, la società mia e di Fabrizio, ha acquistato un proiettore con l'intento di utilizzarlo per corsi di formazione presentazioni, ma è servito ben poco per questi scopi, per cui lo abbiamo tenuto in casa. Per lunghissimo tempo è stato appoggiato sopra un vecchio televisore che il buon Alessandro, cugino di Serena prossimo alle nozze, ci aveva prestato visto che non avevamo comprato un televisore, finché finalmente non abbiamo deciso di comprare una struttura in metallo e di tagliare delle mensole da poggiare in questa struttura, per infilare il tutto in quella meravigliosa nicchia presente nella stanza che sembra fatta apposta per contenere una struttura di questo tipo.
E su queste mensole sono finiti, piano piano, il lettore dvd, il videoregistratore, la playstation regalata da Valerio e Stefania, i vari film in dvd, fino all'amplificatore 5.1 acquistato qualche mese fa in un momento di follia.
Eravamo andati da Mediaworld con l'intenzione di spendere un centinaio di euro per quei sistemini da poco, per toglierci lo sfizio di regalare un audio adeguato al video che proiettavamo su un telo da 2 metri e mezzo per 2, con poca spesa, in attesa di regalarci qualcosa di più, e siamo usciti spendendone 400 per un amplificatore che ci faceva impazzire.
Sono stati un paio di weekend esaltanti. Con Flavio sono andato ad acquistare i cavi da stendere per sistemare le casse, perché quelli nella confezione erano di colore grigio/nero, mentre siamo riusciti a trovarli trasparenti, per cui il colore predominante risulta essere il rame dei fili interni. Con Serena invece sono andato a comprare le canaline, e abbiamo passato l'intero weekend a stendere cavi, a incollarli, a sistemare le canaline. E' stato divertentessimo. Come lo è stato quando abbiamo costruito le mensole per l'impalcatura che regge tutto questo armamentario per l'intrattenimento audiovisivo. Con papà sono andato a comprare il legno, l'abbiamo tagliato e poi mi ha fatto vedere come dovevo dipingerlo, passando prima il fondo e poi il nero, e con Serena abbiamo completato il lavoro.
Sì, sicuramente quella è la stanza che abbiamo curato di più, da non molto poi abbiamo anche comprato il divano nuovo, enorme, splendido, e soprattutto incredibilmente più comodo del precedente (non che ci volesse molto...)
Difficilmente nella nuova casa riusciremo a creare un ambiente così adatto alla visione cinematografica che tanto ci appassiona, e sicuramente questa stanzetta dove abbiamo passato ore a vedere film di tutti i tipi, tutte le serie di Alias, e a giocare alla playstation, ci mancherà molto.
Un altro dei miei posti preferiti, in questa casa, è quello dove mi trovo ora. Al tavolo da pranzo di colore rossiccio, seduto di fronte alla porta di ingresso, il luogo dove ho passato molte nottate a lavorare, a navigare o a scrivere i miei pensieri per te.
Forse abbiamo un nome per te :-)
E' da qualche giorno che ci pensiamo, e continua a piacerci, mentre di solito i nomi dopo un paio di giorni che li giriamo nella testa non ci piacciono più.
Per ora posso solo dire che il nome che abbiamo in mente non è tra quelli che ho scritto qualche messaggio fa, ma aspetto ancora per dirlo :-)
Benedetto XVI.
E' un nome che stona. Nel senso che un nome come questo rimanda alle pagine dei libri di storia, non all'anno 2005.
Ma è abbastanza normale, visto che io ho conosciuto solo Giovanni Paolo II.
Rieccomi qui a parlarti di Chiesa e di Papi. Questa volta è diverso.
Quando ti ho parlato di papa Wojtyla l'ho fatto perché era una persona che stimavo molto, ora invece voglio solo cercare di trasmetterti un ulteriore pezzetto di storia che stiamo vivendo.
Non sono riuscito a vedere la fumata, perché è stata un'elezione a sorpresa. Ma ho visto l'annuncio "Gaudium magnum" (credo si scriva così).
E' stata una bella emozione, in effetti.
Non lo conosco, dalle voci sembra che sia un conservatore, quindi piuttosto lontano dalle idee di Wojtyla, eppure è stato un suo stretto collaboratore, da lui fortemente voluto, e i giornalisti parlano di una sorta di continuità tra i due, staremo a vedere.
I ragazzi, i giovani, come sempre mi hanno fatto venire i brividi: già prima che il papa si affacciasse hanno cominciato a scandire il suo nome come con quello di Giovanni Paolo.
Le persone sono accorse non appena la notizia si è diffusa, e tutti hanno atteso trepidantemente che ne venisse annunciato il nome.
Insomma, non come sarà, ma gli auguro di proseguire nel migliore dei modi l'opera iniziata da Giovanni Paolo II.
Sai quello che mi ha sorpreso cosa è stato? Che ho appena letto da qualche parte che in poco più di 60 anni (tra il 1914 e il 1978) ci sono stati ben 7 conclavi: il fatto che io mi sia stupito così tanto da' l'idea di come le persone della mia età non siano abituate a vedere papi che cambiano :-)
- Questo chiasso ha sentito Roma, e non lo dimenticherà mai!
- Voi siete l'avvenire del mondo, voi siete la speranza della Chiesa, voi siete la mia speranza!
- Mai potremo essere felici gli uni contro gli altri.
Non riesco a non pensare. Con il sorriso sulle labbra.
Continuo a guardare le immagini che raccontano la sua vita. Lo chiamano il Grande Comunicatore. Il Papa che, più di ogni altro, ha saputo usare i mass media.
In realtà prima del 1978 i mass media erano molto meno di massa di quanto non lo siano stati successivamente, ma per i giornalisti questo sembra trascurabile.
Comunque è innegabile che abbia saputo sfruttare tutto ciò che il suo tempo gli ha messo a disposizione per diffondere il proprio credo, il proprio messaggio di fede, di speranza, di pace e amore.
Già, perché oltre ad essere stato amato, questo Papa ha anche amato. Ha amato tutti i sofferenti della Terra. Ha amato tutte le vittime della guerra e delle ingiustizie. Ha amato tutti i giovani che lo hanno acclamato. Ha amato ogni singola persona che abbracciato o benedetto.
Ogni volta che ha baciato un bambino, un uomo, una donna, che chiedevano un suo gesto, non lo ha mai fatto per convenienza o etichetta. C'era amore vero, si leggeva nei suoi occhi, ogni volta che abbracciava una persona, la stringeva a sé, la benediceva.
Un uomo pieno di amore, che ha saputo trasmettere la dottrina dell'amore e della pace.
Chiedimi di lui.
Ti dirò che rappresentava un'istituzione in cui non mi riconosco, ma che era una persona meravigliosa.
Parlo già al passato, in questa notte di veglia mediatica, perché lui se ne sta andando.
Chiedimi di lui, e ti dirò che mai nessuna persona al mondo è stata così amata al di là delle credenze di ciascuno.
Chiedimi di lui e ti dirò che è stato il papa dei giovani. Ti dirò che mi sono commosso ogni volta che ho visto, in tv, migliaia di giovani raccolti festanti intorno alla sua persona.
Non ho mai visto un altro papa, finora. E' stato eletto quando non avevo ancora un anno, il 16 ottobre del 1978, e per me non sono mai esistiti altri papi.
Lui è stato molto diverso da tutti i papi che ho conosciuto in noiosi pomeriggi a studiare sui libri di storia. Papa cattivi, egoisti, interessanti al potere piuttosto che alla fede.
No, lui no. Si susseguono in continuazione immagini e racconti della vita straordinaria di un uomo straordinario, che ha saputo dare veramente qualcosa al mondo.
Ha saputo smuovere le coscienze. Il papa che ha abbattutto il muro di Berlino. Il papa che ha riavvicinato la Chiesa Cattolica e quella Ortodossa. Il papa che è stato a Cuba. Il papa stimato e ammirato anche dai musulmani. Il papa che per primo è entrato in una sinagoga. Il papa che ha chiesto perdono per tutti gli errori commessi dalla Chiesa in passato, dalle crociate alla schiavitù in Senegal. Il papa che tutti i giovani come me hanno amato per tutto ciò che ha fatto.
E le immagini più belle, ora, sono quelle che raccontano del sue rapporto con i giovani. In questo tempo tutti dicono che i giovani non credono più in nulla, non hanno più valori.
Ma allora da dove escono fuori centinaia di migliaia di giovani che hanno partecipato alle giornate mondiali della gioventù?
Non sono i giovani che non credono più in nulla. E' il mondo che non gli da più nulla in cui credere. Ma capita talvolta che ci sia il dono di persone speciali.
E allora escono fuori i giovani che mostrano tutta la propria voglia di credere. Se non in una religione, in una persona.
Se non nella Chiesa, nel suo Papa. Che, al di là di ciò che rappresenta, si è fatto amare. Del resto quando mai si è visto un papa che fa battute durante un'omelia? O che parla in romanesco?
Un papa che balla e canta con i suoi amati giovani? Un papa che agita il proprio bastone a tempo di musica? Un papa che catalizza l'attenzione e scruta la folla di uditori con lo sguardo un po' sornione, perché li vede lì tutti in attesa, che bramano di ascoltare il suo messaggio di fede, mentre lui medita la prossima battuta.
Un papa che predica la pace, che mette l'uomo sopra ogni cosa, che si fa portavoce del dolore del mondo.
Figlio mio, chiedimi di lui. Chiedi di lui a tua nonna Mariarosa, che l'ha incontrato diverse volte. Chiedi di lui a tua zia Monica, che in quel fantastico 2000 era a Tor Vergata insieme a due milioni di giovani che scandivano il suo nome battendo le mani. Chiedi di lui a chiunque possa dirti qualcosa.
Ti racconterò anche di quando, poco più che ragazzino, feci da chirichetto ad una sua messa, e ebbi in custodia il pastorale durante tutta la funzione. Ricordo ancora quando entrò nel corridoio stretto della parrocchia, dove lo attendevamo noi ragazzi. All'epoca probabilmente non mi resi conto di quanto importante fosse ciò che mi stava accadendo. Ho conosciuto una delle persone più importanti della storia. E' stato prima che mi allontanassi da una dottrina in cui non mi sono mai ritrovato del tutto, ma che non ho mai deriso. Anzi, che ho sempre rispettato. O, meglio, che mi hanno insegnato a rispettare.
Ce l'ho avuta con il papa, per un po'. Quando ci fu il periodo in cui si battè con forza contro gli anti-concezionali. E io disapprovavo la sua crociata. Ma papà, tuo nonno Andrea, con una chiarezza disarmante, mi spiegò che il papa non poteva fare altrimenti. Il papa si basa sulla sua fede, e la fede ha delle regole. Il papa deve cercare di farle rispettare. Tutto qui.
Da un papa ci si può aspettare che si avvicini a culture e credenze diverse dalle sue, ma non che si allontani dalla sua fede, non che cambi la propria dottrina.
Ho continuato a non essere d'accordo con la sua idea, ma non ce l'ho avuta più con lui.
E ho seguito le sue imprese. La sua voce ha accompagnato tutta la mia vita fino a qui. E' stato un punto fisso, una di quelle cose che non cambiano.
Sarà difficile, per noi giovani, abituarsi ad un altro papa. Per noi c'è sempre stato solo lui.
Questo mio ricordo un po' confuso, poco poetico, forse ripetitivo, serve perché forse, quando tu avrai l'età per chiedermi di lui, io avrò dimenticato qualcosa.
Sai, in questo momento mi sento tanto vicino alle persone più credenti che conosco, perché, se questa condizione del papa rattrista me, immagino come possano viverla i fedeli. E invece ho visto le persone intervistate in tv, ho parlato con mia mamma, e non ho visto sconforto, né disperazione. Commozione, certo. Ma soprattutto affetto, la certezza che il ricordo di questo papa rimarrà con loro per tutta la vita, la serenità di lasciare che si compia la volontà di Dio. Questo papa riesce a infondere speranza in un mondo migliore anche ora che se ne sta andando.
Capisci perché è così importante che tu mi chieda di lui?
Ieri notte ti sei scatenato :-)
Sono tornato tardissimo da una riunione di lavoro, erano le due più o meno, mi sono messo a letto e come sempre ho poggiato la mano sulla pancia di Serena.
E tu non hai fatto altro che andare da una parte all'altra come un ossesso! Blub... Blub... Riblub...
Sei fantastico.